Silvio Berlusconi fa marcia indietro. Le intercettazioni non saranno regolate per decreto: il provvedimento del governo resterà con molta probabilità un disegno di legge. La decisione non è stata ancora ufficializzata, ma fonti della maggioranza spiegano che è questo l’orientamento del premier al termine di una giornata segnata dall’incontro con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Il motivo, sottolineano le stesse fonti, è principalmente temporale: se il Consiglio dei ministri licenziasse il decreto venerdì 4 luglio, «non ci sarebbero i tempi per i passaggi alla Camera e al Senato e sarebbe impossibile approvarlo entro settembre». Messaggio che Silvio Berlusconi si è sentito ripetere almeno un paio di volte. La prima, a pranzo, da Gianfranco Fini. Berlusconi è arrivato alla Camera insieme a Gianni Letta, con l’obiettivo di incassare il via libera del leader di An al decreto sulle intercettazioni. Il presidente della Camera, a quanto si apprende, avrebbe spiegato al premier le difficoltà di inserire un altro decreto nella già fitta agenda di Montecitorio. «Non ci sono i tempi», avrebbe spiegato fini al Cavaliere, le Camere hanno già molto lavoro da fare e inserire un altro decreto in questo momento potrebbe avere l’effetto di «avvelenire» ulteriormente il confronto tra maggioranza e opposizione. Un timore che più tardi, nel pomeriggio, è diventato realtà quando il presidente della Camera si è visto recapitare la dura lettera in cui Walter Veltroni e Pier Ferdinando Casini chiedono a Fini il rispetto delle prerogative parlamentari e, in particolare, dell’opposizione.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76809
