In Francia è stato coniato il termine «lingua di legno» per indicare il costume dei comunisti di ripetere tante volte una evidente menzogna da convincere i non comunisti che il linguaggio fosse divenuto verità. E anche dopo le giravolte dei comunisti italiani, ripetere menzogne note come tali indefinitamente è ancora la forza della sinistra. La destra ha per sé il popolo e la realtà, la sinistra i militanti e il linguaggio. La destra non può che essere «per», la sinistra non può che essere che «contro». Veltroni è uno dei comunisti più comunisti e non può pensare che a creare un radicalismo di massa. Infine era la scelta che Occhetto aveva fatto dopo la Bolognina chiamando nel congresso del ’91 il partito comunista «democratici di sinistra» per evitare ogni riferimento alla socialdemocrazia anche europea. Chi ha seguito Veltroni durante la sua ascesa a segretario del Pd e poi nella campagna elettorale ha trovato una «lingua di legno» che ripeteva cose chiaramente non vere, cioè che il Pd non avrebbe mai accettato di governare con una maggioranza che non fosse autosufficiente. L’intesa con Di Pietro era la negazione di questo principio ma Veltroni voleva avere una via di uscita dalla linea del partito democratico che egli professava e tenere in riserva la carta dell’antiberlusconismo. Ed ora il segretario del Pd ha ricucito i rapporti con Di Pietro, presenta il candidato dell’Italia dei valori come il suo candidato in Abruzzo e soprattutto ricorre al populismo di sinistra, cioè alla piazza e al referendum.
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